ALLESTIRE IL TUO PRIMO ACQUARIO

E’ il tuo primo acquario? Non sai da dove partire e pensi sia complicato? In questo articolo ti daremo tutte le informazioni che stai cercando e ti seguiremo nei primi passi in questo meraviglioso mondo: scoprirai da solo quanto sia facile grazie a questa guida creata dal forum di Acquariofilia Facile ed a cui ti consigliamo di iscriverti!


Siete capitati per caso sul nostro sito e vi siete ingolositi. Oppure un amico vi ha tentato: «Provaci, è facile!». Oppure la moglie vi ha bisbigliato all’orecchio in modo irresistibile «Sai, in salotto starebbe benissimo un bell’acquario»…

Ok, si parte. Ma come???

La scelta dell’acquario, del filtro, del fondo, dei pesci… La maturazione, i nitriti, i nitrati, i cannolicchi, le spugne… E poi i biotopi, gli areali, gli acquari di comunità, i valori a cui un pesce può stare ed un altro no…

Aiuto!! E chi ci si raccapezza più?!?

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Su… Non fate così. Vi aiutiamo noi!!!

Se vi siete da poco avvicinati al mondo dell’acquariofilia questo articolo è per voi!

Siamo lieti di presentarvi…

…il «Compendio enciclopedico per il neofita» di Acquariofilia Facile!

In questo articolo sviscereremo e semplificheremo gli argomenti più ostici, quelli che causano spesso le maggiori incertezze in chi vorrebbe allestire il suo primo acquario.

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Passo dopo passo vi daremo gli strumenti per affrontare fin da subito quella che, con molta probabilità, sarà una splendida avventura che vi accompagnerà per molti anni e vi darà grandissime soddisfazioni.

L’articolo si rivolge prevalentemente ai neofiti e utilizza semplificazioni, esempi e battute per alleggerire la lettura. L’intento è quello di chiarire concetti talvolta complessi come, ad esempio, la chimica dell’acqua. Non ce ne vogliano gli esperti, gli smaliziati e i guru dei Nitrosomonas

l’Acquariofilia Facile è per chiunque!

La trattazione è suddivisa in capitoli. Il nostro consiglio è quello di leggere, con calma e pazienza, tutto l’articolo. Buona lettura!

Le dimensioni… contano!

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Ma che avete capito??? Le dimensioni dell’acquario!!!

Scherzi a parte…

Dopo ore e ore di discussioni con la moglie (la ragazza, il fratello, la sorella, il pappagallo…) avete finalmente deciso di allestire il vostro primo acquario.

Ottima scelta! L’acquariofilia è una passione bellissima, che vi darà sicuramente tante soddisfazioni.

Probabilmente siete andati su internet, avete digitato «allestimento acquario» e…

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Siete stati letteralmente travolti da una serie di parole: maturazione, ciclo dell’azoto, nitriti, nitrati, biotopo, comunità…

Avrete capito poco o nulla di quanto letto…

Non preoccupatevi! Anche noi, quando ci siamo avvicinati per la prima volta all’acquariofilia, ci siamo trovati nella stessa identica situazione.

Questo perché la maggior parte degli acquariofili «esperti» riempie i suoi scritti con formule e termini scientifici incomprensibili per la maggior parte delle persone.

Se poi aggiungiamo il fatto che tutto questo minestrone di paroloni non è seguito da alcuna spiegazione… la frittata è fatta!

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Per me con cipolle, grazie…

Iniziamo quindi dal principio, dalla primissima cosa da fare, ossia…

… la scelta del primo acquario!

Spesso si sente dire che per iniziare è meglio un acquario piccolo.

Questa è la più grande idiozia che sia mai stata pronunziata.

Un acquario di volume ridotto è molto più difficile da gestire di uno grande. Il motivo è molto semplice: gli «inquinanti» riescono a fare più danni in poca acqua, dove sono molto concentrati.

Se sono invece ben diluiti sono spesso innocui. A volte persino utili! Ma questo lo vedremo in seguito.

Tornando alla «concentrazione degli inquinanti». Se per sbaglio metteste un cucchiaino di sale in questa vasca da bagno…

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… ve ne accorgereste?

Noi pensiamo di no!  Provate a mettere invece la stessa quantità di sale in una tazzina da caffè normale.

Noi non lo assaggiamo, aspettiamo che ci diciate voi quanto era buono quel caffè!

L’acquario funziona allo stesso modo.

Ogni pesce espelle feci e urine che inquinano l’acqua. Ma se in 300 litri le deiezioni di un pesce combattente (Betta splendens) sono irrilevanti, in 10 litri possono avere effetti disastrosi!

Tuttavia…

… in un acquario gigantesco le operazioni di sifonatura, potatura e i cambi d’acqua diventano piuttosto difficili da eseguire. Ovviamente, se non volete immergervi nell’acquario per pulire!

Quindi, se non volete ridurvi come Fantozzi nel celebre film, sappiatevi regolare!

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Noi promuoviamo un metodo che prevede meno interventi possibili ma i cambi d’acqua, a volte, vanno fatti comunque.
Provate a fare un cambio del 20% su 1000 litri… o a potare una foresta di Cabomba caroliniana in un acquario alto 80 centimetri!

Non sarà certamente faticoso come lavorare dieci ore in miniera, ma vi sfidiamo a dire che non è una rottura di scatole!

Concludendo:

Non acquistate un acquario piccolissimo, ma non fatevi nemmeno prendere dall’euforia per «quell’acquarione di seconda mano a poco prezzo» che avete trovato!

Se un acquario piccolo è difficile da gestire per alcuni motivi, uno troppo grande lo è per altri. Noi consigliamo di iniziare come primo acquario da un 100-200 litri.

L’illuminazione

In genere l’illuminazione di serie degli acquari è insufficiente per coltivare varie specie di piante in commercio. Questo però non vuol dire che dobbiamo ricreare in casa l’illuminazione di uno stadio di calcio.

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Suvvia, non esageriamo…

Possiamo sempre pensare di aumentarla in un secondo tempo, oppure orientarci verso piante meno esigenti.

Dal momento che gli impianti specifici per acquari costano normalmente parecchio, una soluzione per integrare o sostituire la luce di serie è quella di utilizzare le normali lampadine CFL: costano molto poco e si trovano in qualsiasi negozio di illuminotecnica e, anche se non sono destinate all’acquariofilia, funzionano molto bene.

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 CFL aggiuntive

Anche i tubi fluorescenti (comunemente chiamati neon), si possono comprare al supermercato.

La differenza tra queste luci e quelle vendute dal vostro negoziante di fiducia è solo una: il prezzo. Solitamente, i prodotti specifici per acquariofilia costano molto più dei loro equivalenti generici. Nell’acquisto di CFL o neon si consigliano quelli di colore «bianco freddo» (sulla confezione è riportata la scritta 6500 K) perché emettono la luce migliore per la crescita delle piante.

In questo articolo, scritto da e di Acquariofilia facile, potete trovare tutte le informazioni che volete per chiarirvi le idee: Lampade fluorescenti in acquario.

Sempre a proposito di illuminazione, merita una nota particolare la marca Juwel.
Se decidete di comprare un acquario di questa azienda non potrete comprare i neon dal ferramenta, perché Juwel li produce di una misura particolare che non viene prodotta da nessun’altra azienda (a parte Dennerle e JBL).
I neon della Dennerle costano come quelli della Juwel, ma durano di più e alcuni sostengono siano i migliori per le piante.
I neon JBL, invece, costano di più.
Attenzione: non vogliamo far pubblicità positiva o negativa a questa o quella azienda. Semplicemente pensiamo che sia meglio avere queste informazioni prima di acquistare un acquario Juwel, piuttosto che avere sorprese dopo.

Ultimamente sta prendendo sempre più piede la tecnologia LED. Potevamo rimanere indietro? Certamente no! E infatti abbiamo pubblicato l’articolo, di Acquariofilia Facile, chiamato LED in acquario che li descrive in dettaglio.

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Barre LED

Mentre per le CFL o i neon va benissimo utilizzare unicamente quelli a 6500 K, per il LED i risultati migliori si ottengono usando assieme temperature di colore differenti come bianco caldo (3000 K), bianco naturale (4500 K) e bianco freddo (6000-6500 K), magari integrati dal blu e dal rosso.

Anche la qualità dei LED conta molto: maggiore è il rapporto lumen per watt, migliore è la loro qualità; per calcolarlo è sufficiente dividere il valore dei lumen per i watt indicati sulla confezione o sulle specifiche.

Tale rapporto, infatti, può variare da LED a LED in un range che va da 30 a 200 lumen/watt. Possiamo considerare buoni LED quelli che hanno un rapporto superiore ai 70/80 lumen/watt (in pratica lo stesso rapporto delle normali CFL).

Sfortunatamente non tutti i produttori di acquari e plafoniere LED indicano i lumen totali e spesso ci troviamo con un’illuminazione economica ma poco soddisfacente. Per ovviare a tale inconveniente alcuni utenti del forum di Acquariofilia Facile hanno deciso di fare da sé e sul loro portale troverete diversi esempi.

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Ecco, magari facciamo un po’ di attenzione…

Se avete l’esigenza di aumentare l’illuminazione e non sapete come fare, non preoccupatevi! Sul forum di Acquariofilia Facile troverete la sezione Bricolage dove sarete seguiti passo passo.

Come ci ricorda la foto di prima però ricordate sempre che stiamo parlando di corrente elettrica.

Se non avete competenze o non siete pratici fatevi sempre aiutare da qualcuno.

Il filtro

Nel loro habitat, se le condizioni dell’acqua sono sfavorevoli, i pesci possono allontanarsi in cerca di un luogo migliore e più pulito. Nello spazio ristretto di un acquario questo non è possibile.

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I prodotti di rifiuto dei pesci, quelli che abbiamo chiamato «inquinanti», devono quindi essere trattati e in qualche modo eliminati. L’alta tossicità di alcuni rifiuti infatti può addirittura uccidere i pesci.

Per esempio, l’ammoniaca (contenuta nell’urina dei pesci o nelle feci, oppure derivata dalla decomposizione del cibo che immettiamo in vasca) è estremamente tossica, in particolare quando l’acqua è dura e alcalina.

Alcuni batteri presenti nei nostri acquari sono in grado di trasformare l’ammoniaca in nitriti.

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No… i nitriti dei cavalli non c’entrano niente…

Questi, anche se sono meno tossici, possono ancora causare problemi ai pesci, persino in concentrazioni relativamente basse come 0,3 mg/L.
Per fortuna altri batteri hanno la capacità di ossidare i nitriti trasformandoli in nitrati, la cui concentrazione deve superare circa 25/50 mg/L per costituire una seria minaccia per le specie più delicate. Molte specie invece tollerano i nitrati anche in quantità superiori anche se vi consigliamo di non esagerare: potrebbero favorire in certi casi la crescita delle alghe.

Il filtro fornisce a questi batteri un supporto ideale per svilupparsi e svolgere il loro lavoro.

Senza entrare nei dettagli dei vari tipi di filtro (interno, esterno, a zainetto, ad aria,…) ci limitiamo a dire che un buon filtro dovrebbe prevedere sia la filtrazione meccanica (ottenuta attraverso le spugne e/o la lana di perlon) che biologica (ottenuta con l’utilizzo dei cannolicchi).
È quindi sconsigliato scegliere filtri che non permettano entrambe le modalità di filtrazione; diffidate da chi vi propone filtri senza cannolicchi per vasche con carichi biologici anche solo medi. Il rischio è che il filtraggio biologico sia insufficiente o che lo divenga quando sarete costretti a pulire le spugne perché intasate. Solo vasche con ridottissimo carico biologico (ad esempio le vasche monospecie dedicate alle Caridina o ai microfish) possono funzionare bene con filtri piccoli e caricati a sole spugne o con filtri ad aria.

Di seguito vi racconteremo un po’ di cose sui filtri ma, per qualsiasi dubbio, vi consigliamo di rivolgervi alla sezione Tecnica del forum di Acquariofilia Facile e leggere l'articolo per la scelta del filtro.

Filtrazione meccanica

Questa si ottiene con l’utilizzo della lana filtrante, che è il materiale a grana più sottile che si trova all’interno del filtro.

lana di perlon
 Lana filtrante o perlon

È composta da filamenti sintetici sottilissimi che formano un panno.

Si vende di solito in sacchetti, molto simili alle confezioni di cotone idrofilo. Fate attenzione a non confonderli: il cotone idrofilo non va bene come lana filtrante perché si intasa facilmente bloccando il flusso dell’acqua.

La sua funzione nel filtro è quella di raccogliere le particelle in sospensione e fermarle, in modo che non intasino gli altri materiali filtranti.

Filtrazione meccanica/biologica

Le spugne sono il materiale filtrante più versatile che ci sia. Agli inizi della storia della filtrazione in acquario era l’unico materiale usato.

Spugne filtranti
 Spugne filtranti

I cannolicchi non esistevano ancora, spesso non c’erano neanche le pompe elettriche e si usavano gli aeratori per far muovere l’acqua all’interno del filtro (filtri ad aria); ma le spugne erano già lì.
Questo perché combinano funzioni proprie dei materiali filtranti biologici con una buona filtrazione meccanica. Si trovano in commercio diversi tipi di spugne: a grana grossa, a grana fine, denitrificanti, con carbone adsorbente. Ne hanno inventate di tutti i tipi, soprattutto dopo l’avvento dei materiali in vetro sinterizzato. Senza entrare troppo nel dettaglio, diciamo che è sempre buona norma cercare di mettere dentro al filtro materiali variegati e le spugne non sfuggono a questa regola.

Per cui, potendo, è bene mettere almeno due tipi di spugna: solitamente una a maglie più larghe e una a maglie più strette; quella a maglie più larghe tratterrà i residui più grandi mentre l’altra non solo tratterrà quelli più piccoli ma consentirà di diminuire la portata dell’acqua favorendo l’insediamento dei batteri.

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Non aspettatevi però miracoli per quanto riguarda la filtrazione biologica delle spugne. La superficie di insediamento disponibile per i batteri è scarsa, se confrontata a quella che forniscono i materiali in vetro sinterizzato come i cannolicchi.

Filtrazione biologica

I cannolicchi sono supporti più utilizzati per la filtrazione biologica.

Cannolicchi ceramici
 Cannolicchi ceramici

La loro comparsa ha rivoluzionato il mondo della filtrazione, permettendo di smaltire carichi biologici impensabili con i filtri a spugne. Assieme alle bioballs (sfere in plastica con molte fessure) sono stati i primi e i più imitati supporti per la filtrazione biologica.

Questi materiali hanno una superficie utile per l’insediamento batterico mostruosa. I loro microfori sono un vero condominio omniconfort per i nostri amici batteri che si insinuano al loro interno e vi trovano il loro habitat ideale. E vi attecchiscono in quantità smodata.

Questo permette di smaltire i carichi biologici molto efficacemente in uno spazio ristretto; di avere filtri ultracompatti e allo stesso tempo molto efficienti.

Bisogna però fare attenzione che all’interno delle microporosità non si insinuino particelle estranee. Per questo motivo i cannolicchi non andrebbero mai messi come primo materiale filtrante, altrimenti si intaserebbero rapidamente perdendo gran parte della loro efficacia.

Filtrazione chimica

Uno degli argomenti più spinosi per quanto riguarda la filtrazione in acquario è senza dubbio la filtrazione chimica.
Molti acquariofili rabbrividiscono all’idea di usare resine o materiali simili perché «poco naturali». In effetti, se l’acquario vuole essere una rappresentazione il più possibile fedele di un ecosistema, eliminare i prodotti di scarto tramite sostanze «chimiche» è un controsenso.

Spugna ai carboni attivi
 Spugna ai carboni attivi

Tuttavia la filtrazione chimica permette di mantenere salubri vasche sovraffollate, o di eliminare dall’acqua sostanze tossiche o che si sono accumulate a causa di una gestione scorretta.

Senza contare la rimozione dei medicinali quando si è costretti ad usarli.

Noi proponiamo una gestione «naturale» dell’acquario; per questo vi consigliamo di togliere dal filtro carboni e resine varie e di utilizzarle solo in caso di effettivo bisogno.

Se li utilizzate, tenete in considerazione che il potere adsorbente si esaurisce nel giro di poco tempo; quindi, se dovete usarli ancora, è necessario sostituirli.

Ma allora… il filtro serve!

Certo! E anche l’ordine di riempimento ha la sua importanza:

  1. la lana e le spugne devono trovarsi all’inizio del flusso, in modo da intercettare tutte le particelle solide in sospensione prima che arrivino ai cannolicchi. Il loro ordine è sempre molto controverso. La maggioranza preferisce mettere prima la lana poi le spugne, in modo da favorire un maggior insediamento di batteri all’interno delle spugne stesse.
  2. Poi metteremo i cannolicchi (o qualsiasi cosa possa svolgerne la funzione).
  3. Per ultimo, se necessari, metteremo i materiali per la filtrazione chimica.
Schema semplificato di un filtro
Schema semplificato di un filtro

C’è chi sostiene che l’ordine corretto per i materiali filtranti sia: spugna grossa, spugna fine, lana di perlon ed infine cannolicchi in modo da permettere di trattenere i residui partendo da quelli più grandi.
Questo posizionamento è altrettanto valido rispetto a quello mostrato nella figura precedente; non c’è una soluzione migliore di un’altra a prescindere ma conviene valutarla caso per caso in base al tipo di filtro.

Adesso che sapete tutto sul filtro… che ne direste di un Acquario senza filtro?… Si può fare!

Tuttavia, visto che è necessaria un po’ di esperienza e di conoscenza di quello che avviene in acquario, non ci sentiamo di consigliarlo a chi si avvicina per la prima volta a questo splendido hobby.

Il riscaldatore

Questo è forse uno degli argomenti che si affronta meno spesso quando si decide di allestire un acquario. Tuttavia, anche il riscaldatore ha la sua funzione e per alcuni tipi di pesci è un accessorio fondamentale.

Ha la funzione di alzare la temperatura dell’acqua fino al valore impostato e mantenerla costante evitando sbalzi termici; se la temperatura dell’acqua scende, si accende e rimane acceso fino a quando non è stata riportata al valore scelto (per la precisione: si spegne ad una temperatura leggermente superiore di quella impostata). Quindi consumerà energia elettrica solamente quando è acceso. Possiamo lasciarlo collegato anche durante la stagione estiva: la temperatura elevata non lo farà accendere.

Ma il riscaldatore serve? Non sempre, dipende dai pesci che scegliamo.


Ma chi l’ha detto che mi piace il freddo

Esistono varie specie di pesci (come i «pesci rossi», per citare i più conosciuti) che sopportano senza problemi temperature anche intorno ai 12/14 °C; invece altre specie (quelle tropicali) vivono meglio con una temperatura costante e che non scenda sotto i 22/24 °C.

In caso di acquari particolarmente grandi o con pesci particolarmente delicati, come i Discus, può essere utile posizionare due riscaldatori ai lati opposti dell’acquario per diffondere meglio il calore e minimizzare i rischi di guasto.

Per l’acquisto abbiamo solo l’imbarazzo della scelta tra i diversi che si possono trovare in commercio.

Se abbiamo l’acquario in casa è difficile che la differenza tra la temperatura della stanza e quella che vogliamo mantenere in acqua superi i 10 °C; in questo caso sarà sufficiente sceglierne uno con una potenza di circa 1 watt per litro d’acqua dell’acquario.
Se il nostro acquario sarà posizionato in un posto poco riscaldato – come una cantina o un garage – è meglio che sia un po’ più potente, diciamo intorno a 1.2/1.5 watt per litro.

Anche la sua posizione è importante.
Molti filtri di serie hanno già l’apposito spazio per contenerlo ma, in caso contrario, la posizione migliore è vicino all’uscita o all’entrata del filtro stesso. L’importante è che sia in una zona con un flusso d’acqua costante e continuo.
Se il riscaldatore che acquistate è anche completamente immergibile (attenzione, non tutti lo sono) vi consigliamo di posizionarlo in orizzontale: dal momento che l’acqua calda tende a salire e quella fredda a scendere, riscalderemo uniformemente una zona più ampia.

Come tutti gli apparecchi elettrici può subire dei malfunzionamenti.

Uno dei problemi più comuni è la staratura del termostato: se succede ci ritroveremo in vasca una temperatura differente, anche di diversi gradi, rispetto a quella che avevamo impostato e quindi pensavamo di avere. Abbiamo letto diversi topic di utenti che, dopo aver impostato il termostato a 26 °C, si sono ritrovati l’acqua a 30 °C.

In questo caso non serve cambiare il riscaldatore spendendo soldi; è sufficiente utilizzare un termometro affidabile per capire di quanto è starato il termostato e regolarci di conseguenza. Nell’esempio precedente è sufficiente regolare il termostato a 22 °C per ottenere la temperatura desiderata di 26 °C.

Ma cosa succede se il termostato smette di funzionare? In questo caso può rimanere sempre spento facendo scendere la temperatura ma, se non abbiamo pesci particolarmente delicati, non si corrono grossi rischi.
Se invece rimane bloccato nella posizione sempre accesa continuerà a riscaldare l’acqua fino a temperature che possono creare problemi alla maggior parte degli animali in vasca.

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Aiuto! Mi avevano promesso di non bollirmi…

Per evitare questi problemi è sufficiente, di tanto in tanto, verificare la temperatura dell’acqua con un termometro diverso.

In questo modo ci accorgeremo in tempo di eventuali malfunzionamenti e potremmo correre ai ripari.

Se dovete rimuoverlo dall’acquario ricordate di staccare la spina: a contatto con l’aria esterna più fredda potrebbe accendersi e, non essendoci l’acqua a raffreddarlo, rompere il vetro per il forte calore.

Dove metto l’acquario?

Sembra una ovvietà! Dove c’è spazio, no?!?

Sbagliato!

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Se non vi chiamate Atlante… leggete attentamente!

Purtroppo la cosa non è così semplice, perché l’acquario non è un mobile vuoto: contiene acqua e vita, pesa un sacco e ha delle necessità da considerare prima di essere installato.

Per evitarvi quindi in futuro grandissime rogne, come quella di doverlo spostare quando è già avviato, spendiamo alcune parole sul suo posizionamento corretto.

Un acquario da 100 litri (un acquario medio-piccolo) pesa, solo di acqua, circa 100 chili. Se ci aggiungiamo almeno un 20 chili di fondo, altri 20 di vetri, qualche arredo, le lampade…
Capite bene che è molto meglio posizionarlo subito nel posto adatto, piuttosto che poi doverlo spostare in seguito. Senza contare che una vasca avviata, una volta svuotata, rischia di perdere i batteri necessari al suo buon funzionamento.

Ma dove lo mettiamo allora?

Intanto partiamo da dove non metterlo:

  • Se è un acquario grande, meglio non metterlo in mezzo ad una stanza, soprattutto se non state al piano terra. Il rischio che il peso sia superiore al carico concesso dalla soletta è alto, dato che le norme di costruzione di solito danno un carico statico concesso di circa 200 chili per metro quadro.
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Occhio al peso della vasca!

Si rischia di trovare il vostro acquario nel salotto del vicino di sotto.

Se avete un acquario pesante vi consigliamo di verificare con un geometra il carico ammesso della vostra soletta e comunque di posizionarlo lungo un muro portante, magari sopra ad una trave portante. Pensare che il pavimento regga qualunque cosa è l’errore più comune che si può fare.

  • Non posizionate l’acquario vicino ad un termosifone. Durante l’inverno rischiate di cuocere i pesci.
  • Evitate le zone dove batta direttamente il sole, ad esempio davanti ad una finestra esposta a sud. A meno che non sappiate esattamente cosa state facendo e il perché lo state facendo; la luce diretta può infatti portare alla proliferazione delle alghe.
  • Fate attenzione alle finestre che spifferano e alle altre fonti di caldo-freddo tipo un condizionatore; a meno che non siate molto sicuri di poter gestire la sua temperatura e di non causare bruschi sbalzi di temperatura all’acquario.
  • Non posizionate l’acquario su un mobile fragile, antico o tarlato. Niente di peggio che un mobile che cede per passare un weekend intero a raccogliere acqua, ghiaino, vetri rotti e pesci morti (oltre a rischiare un divorzio per giusta causa). Assicuratevi che il supporto sia idoneo. Se avete dubbi, rinforzate con barre d’acciaio i montanti, oppure acquistate un supporto adeguato.
  • Non posizionate l’acquario dietro alle porte, che possano sbatterci contro se c’è corrente; oppure in corridoi stretti nei quali i bambini facciano skateboard. Deve essere un luogo riparato, al riparo da scontri e «incidenti» vari.

I posti in cui possiamo mettere l’acquario si riducono e, sostanzialmente, comprendono:

  • le zone a ridosso dei muri portanti;
  • le stanze tranquille;
  • le zone della casa temperatura controllata;
  • le zone lontane dalla luce diretta.

Se seguirete queste piccole accortezze l’acquario finirà nel posto ideale per essere osservato durante tutto l’arco della giornata, in una zona confortevole di giorno e di notte, calda d’inverno e fresca d’estate, perfetta per piazzarci davanti una bella poltrona e goderselo appieno senza più doverlo spostare. L’ideale! 

Il protagonista dell’acquario

Avete scelto il vostro primo acquario, della dimensione giusta, posto su un supporto robusto e in un luogo adeguato della casa. Perfetto…

E adesso!?!? Cosa ci mettiamo?!?

Per scegliere gli ospiti del vostro acquario vi suggeriamo di scegliere un protagonista.

Non deve trattarsi per forza di un pesce, può anche essere una pianta; molti sono infatti gli appassionati che dedicano un acquario all’Alternanthera reineckii «Cardinalis» di cui potrete leggere sul forum di Acquariofilia Facile cliccando sul nome della pianta.

Alternanthera Cardinalis
 Alternanthera Cardinalis

Oppure può trattarsi di un invertebrato: ultimamente, ad esempio, ha «preso piede» l’allevamento delle Caridina.

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Caridina

Ma se proprio preferite che siano i pesci i vostri protagonisti, non avete che l’imbarazzo della scelta. Ricordate solo che ognuno di loro ha le proprio esigenze sia di spazio che di condizioni ambientali, quindi valutate attentamente la scelta senza incorrere nei classici errori del «mi piace lo prendo» o del «tanto è piccolo».

Molti pesci, piccoli quando li comprate, possono diventare ben presto troppo grandi per lo spazio che avete.

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…e c’è chi dice che posso stare in una boccia di vetro

Moltissimi neofiti, presi dall’entusiasmo e spesso consigliati da cattivi negozianti, mettono un sacco di specie nei loro acquari. È la cosa più sbagliata che si possa fare!

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Mettendo insieme troppe specie diverse, anche se provenienti dallo stesso habitat, si rischia di trovarsi a non riuscire a soddisfare appieno lo loro singole esigenze. Anche se due pesci vivono nello stesso fiume, difficilmente si trovano a occupare la stessa nicchia ecologica.

In ogni caso, prima di decidere attorno a quale «specie regina» volete costruire il vostro acquario e quali abbinamenti possono essere adatti, vi suggeriamo di utilizzare la sezione Il tuo primo acquario del forum di Acquariofilia Facile.

Ecco sempre qualche loro articolo utile per iniziare l’avventura:

Una volta scelta la «specie regina», completeremo l’acquario secondo le sue esigenze; sceglieremo, ad esempio, tutte le altre specie vegetali e/o animali da abbinare.
Per aiutarvi, vi consigliamo la lettura di questo articolo: Acquario di biòtopo… Ma cos’è un biòtopo?

Prima di passare al prossimo argomento, permetteteci una divagazione sui cosiddetti «pesci pulitori».

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Pensate davvero che faccia le pulizie?

Sono pesci che vivono prevalentemente sul fondo ma non sono affatto «spazzini» o «pulitori». Devono mangiare come gli altri pesci e sporcano esattamente come gli altri pesci.

Non esistono pesci in grado di tenere l’acquario pulito al nostro posto. L’acquario si mantiene pulito con una gestione corretta, non con pesci o altri animali che si spera lo possano fare al posto nostro.

Spesso si sente anche dire di considerare nella scelta 1 o 2 litri di acqua per ogni centimetro di pesce. Messa così sembrerebbe un’indicazione di buon senso ma pensate a cosa succederebbe se metteste una carpa da 50 cm, o due piraña da 25 cm, in un acquario da 100 litri?


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Esatto… succederebbe proprio quello a cui state pensando…

L’allestimento

Finalmente avete trovato la vostra «specie regina»: adesso è arrivato il momento di allestire il primo acquario.

Il fondo

Girando per i negozi avrete sicuramente visto i più disparati tipi di fondo ed avuto i consigli più diversi:

«Se vuoi mettere le piante devi per forza prendere un fondo fertilizzato»

«Usa l’Akadama che è perfetto per i pesci che hai»

«Il Manado è il miglior fondo possibile, ci coltivi qualunque cosa senza problemi»

«Con il fondo inerte puoi mettere solo piante di plastica»

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Ecco, ci risiamo: tornano i dubbi e non sappiamo decidere. Partiamo quindi da una brevissima descrizione dei vari tipi di fondo, con tutti gli articoli ad essi collegati di Acquariofilia Facile:

  • Akadama: è un fondo «allofano». Ha cioè la caratteristica di trattenere gran parte degli elementi nutritivi che vengono inseriti in acqua; una volta saturo tenderà poi a rilasciarli rendendoli disponibili. È considerato un ottimo fondo a lungo termine, ma all’inizio vi farà un po’ penare per mantenere dei valori stabili; sopratutto le durezze tenderanno ad abbassarsi continuamente costringendoci a cambi d’acqua per reintrodurre gli elementi assorbiti. Maggiori dettagli e spiegazioni potete trovarle in questo articolo: Akadama ed altre terre allofane in acquario. Se decidete per questa tipologia di fondo considerate che non tutti gli Akadama sono uguali; quelli che riportano sulla confezione una doppia banda rossa sono i più pregiati, ma costano di più.
  • Manado: è il nome commerciale che l’azienda tedesca JBL ha dato alla «argilla naturale cotta». Non è un fondo allofano come l’Akadama; è piuttosto un ottimo fondo drenante che permette di fertilizzare solo in acqua: i nutrienti raggiungeranno comunque le radici. Inizialmente tende a rilasciare calcio ed altri elementi facendo alzare il valore del GH; cosa che ci costringerà a diversi cambi d’acqua per mantenerlo ai valori voluti. Chi è interessato ad approfondire può leggere Il Manado in acquario: questo sconosciuto.
  • Fondo fertile (o fertilizzato): se ne trovano ormai moltissimi tipi di ogni marca e hanno la caratteristica di contenere fertilizzanti ottimi per la crescita delle piante. Il problema è che parte di questi fertilizzanti viene anche rilasciata in acqua, alterandone i valori e rendendo più complicata la fertilizzazione. Con il tempo, una volta rilasciati tutti i nutrienti che conteneva, il fondo fertile diventi un normale fondo inerte; se non vogliamo smantellare l’acquario per cambiarlo possiamo utilizzare pastiglie o stick NPK per «ricaricarlo».
  • Fondo inerte: è il fondo più facile da trovare e più semplice da gestire. Non contiene alcun fertilizzante e non assorbe alcun nutrimento dall’acqua. Il suo vantaggio è l’estrema facilità di gestione sopratutto per un neofita: non richiede infatti accorgimenti particolari da seguire. Per le piante che si nutrono dalle radici sarà sufficiente usare delle tabs o degli stick NPK (che, come abbiamo visto, a lungo andare andranno comunque usati anche per i fondi fertili).

Esistono ovviamente numerosi altri tipi di fondo, tra i quali ricordiamo il lapillo vulcanico ed il Gravelit. Chi è alla prima esperienza potrebbe cominciare con un fondo inerte: a tale scopo va quasi sempre bene del ghiaino scuro di granulometria piccola (3/5 mm).
Il fondo scuro ha due vantaggi principali: stressa di meno i pesci (diversamente dal fondo chiaro) e nasconde lo sporco che inevitabilmente si verrà a formare.

Attenzione: se scegliete dei pesci da fondo questi lo preferiscono sabbioso. Ad esempio Corydoras e Pangio passano il tempo grufolando per il fondo smuovendolo con i barbigli e con il ghiaietto potrebbero ferirsi.

Legni e rocce

Per completare l’allestimento e dare un tocco personale all’acquario non possiamo farci mancare qualche legno e magari anche qualche roccia.
Nei negozi specializzati ne possiamo trovare di ogni forma e tipo ma possiamo anche pensare di raccoglierli direttamente nell’ambiente naturale facendo una gita.

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Sia che li compriate in negozio sia che li raccogliate da soli ci sono alcune indicazioni che è meglio seguire.

Non tutte le rocce vanno bene per tutti gli acquari. Alcune contengono elevate quantità di calcio che viene rilasciato in acqua aumentando le durezze. Per verificare se una roccia è calcarea è sufficiente versarci sopra un po’ di Viakal o (meglio) di acido muriatico: se «frigge» lo è.

Una roccia calcarea non è da scartare a priori. Può essere utile per mantenere pH e durezza elevati in un acquario di ciclidi africani; o ad impedire il crollo del KH (e quindi del pH) in un acquario amazzonico. Il suo utilizzo va quindi valutato caso per caso, a seconda delle necessità.
Fate attenzione: anche le rocce vendute nei negozi di acquariofilia possono essere calcaree.

Diverso è il discorso delle rocce trovate al mare. Molto probabilmente contengono sodio che hanno assorbito stando a contatto con l’acqua salata; verrà rilasciato una volta inserite nel nostro acquario. In seguito approfondiremo il discorso del sodio in acquario.

Ecco una guida di Acquariofilia Facile che potrà esservi utile per la scelta delle rocce: Le rocce in acquario.

Diversamente dalle rocce, i legni acquistati in negozio possono essere inseriti senza particolari problemi in acquario. Vi consigliamo ugualmente di lavarli accuratamente e di bollirli per qualche ora.

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Se invece decidete di raccoglierli durante la vostra scampagnata, la scelta diventa importante: i legni devono avere una consistenza tale da non marcire in breve tempo una volta immersi.

È inoltre importante che siano raccolti in zone non inquinate e non sottoposte a trattamenti chimici.

Per aiutarvi nella scelta Acquariofilia Facile ha scritto questa guida che speriamo possa esservi utile: Utilizzo in acquario dei legni raccolti in natura.

In qualsiasi caso la loro sezione del forum di Allestimento ed Aquascaping è disponibile per darvi tutti i consigli di cui avete necessità.

Le piante

Nella gestione di un acquario le piante giocano un ruolo fondamentale e non dovrebbero mai mancare. Diffidate da coloro che vi dicono che mantenerle è difficile, costoso e richiede molta manutenzione e vi consigliano piante di plastica. Nulla di più sbagliato!!!

Acquario con piante di plastica

Un tipico acquario mostrato in fiera…

I vegetali assorbono numerose sostanze presenti nell’acqua rilasciate dalla decomposizione di mangime e feci. Ciò che per i pesci è un inquinante per loro diventa cibo: per questo ci permettono di raggiungere un equilibrio stabile e tutelano la salute dei pesci. Inoltre contrastano la crescita delle alghe.

Non tutte le piante sono ugualmente efficaci da questo punto di vista, molto dipende dalla loro velocità di crescita. Per allestire un acquario equilibrato è molto importante inserire piante a crescita rapida: quelle lente incidono molto di meno sul micro ambiente che andremo a creare. Il loro utilizzo sarà più che altro per fini decorativi in modo da completare il layout che vogliamo.

Le piante forniscono anche nascondigli e ripari ai pesci.

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Chi spia mia moglie?

Una volta scelta la «specie regina» possiamo scegliere le «piante damigelle» spulciando questo articolo di Acquariofilia FacilePiante d’acquario e loro zone di origine.

Bisogna anche considerare che alcune piante sono allelopatiche, cioè rilasciano dei composti detti «allelochimici» che inibiscono lo sviluppo dei loro competitori nello stesso ambiente. Potete verificare le possibili allelopatie utilizzando questo articolo sempre scritto dal forum citato prima: Allelopatia tra le piante d’acquario.

La differenza tra un acquario con piante di plastica e un acquario piantumato è enorme. Sul forum, che si è impegnato a redigere questo articolo, potete vedere svariati concorsi di AF.

Se avete dubbi che le piante siano veramente fondamentali in acquario potete leggere cosa diceva la dottoressa Diana Walstad qualche tempo fa in un suo famoso articolo: Piante vs. filtri (traduzione da Diana Walstad).

Fanno eccezione a questa concezione di acquari molto piantumati i Malawi e Tanganica di cui parleremo in seguito.

Adesso però vediamo come possiamo soddisfare le esigenze delle piante in modo semplice ed economico.

L’illuminazione

Abbiamo visto come l’illuminazione di serie sia normalmente insufficiente per soddisfare le necessità delle piante più esigenti.

Per avere un’idea dell’illuminazione necessaria possiamo utilizzare la seguente regoletta: dividete i watt totali dell’illuminazione per i litri netti dell’acquario ed ottenete il cosiddetto rapporto watt/litri.

Un rapporto di 0,5-0,7 watt/litro è quello di una luce media. Con un rapporto superiore (diciamo da 0,8 a 1 watt/litro) potremmo permetterci di coltivare anche le piante più esigenti come questa Proserpinaca palustris.

Proserpinaca palustris 
Immagine dall’articolo del forum di AF «Proserpinaca palustris – Un po’ di rosso in acquario»

Se non abbiamo piante troppo esigenti potremmo accontentarci anche di un rapporto inferiore; è comunque meglio non scendere sotto gli 0,3 watt/litro.

Il rapporto watt/litri indicato in precedenza non ha molto senso nel caso di illuminazione a LED. In tal caso infatti si consiglia di considerate il rapporto lumen/litro, che possiamo ottenere dividendo i lumen totali della nostra illuminazione per i litri netti dell’acquario. Una buona illuminazione avrà un rapporto compreso tra 40 e 60 lumen/litri.

L’anidride carbonica (CO2 )

La CO2 è importantissima per la crescita delle piante; dopo l’acqua, il carbonio ne è il principale componente.
Molti rinunciano ad usarla perché un impianto COpuò essere costoso. Acquariofilia Facile ha diversi impianti fai-da-te ampiamente testati e che possiamo realizzare con poca spesa.

A chi volesse coltivare piante senza CO2 consigliamo di scegliere specie non troppo esigenti o di farle crescere fino alla superficie. È così che molte piante crescono nel loro habitat, dove nessuno eroga COartificialmente.

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Un’altra soluzione è quella di inserire Le piante galleggianti; queste infatti assorbono la CO2 direttamente dall’aria esterna.

La fertilizzazione

Oltre al carbonio, ci sono molti altri elementi necessari a sostenere la crescita dei nostri vegetali. Nella maggior parte dei casi, il cibo avanzato dai pesci, le loro deiezioni e le foglie morte non sono sufficienti per nutrire le piante; è perciò necessario provvedere ad una fertilizzazione mirata.

Esempoio di carenza di potassio

Probabilmente in negozio vi avranno proposto protocolli di fertilizzazione complessi e costosi, che impongono cambi d’acqua regolari per eliminare gli inevitabili eccessi. Acquariofilia Facile utilizza un metodo a componenti separati che permette quindi di dosare solo ciò che realmente serve alle vostre piante, senza eccessi ed imparando a riconoscere le carenze che mostrano.

Inoltre, rispetto ai protocolli di fertilizzazione commerciali, è molto economico. Chi fosse interessato può approfondire l’argomento in questi due articoli del forum citato in precedenza:

Fertilizzazione, illuminazione e CO2 vanno di pari passo e dipendono fortemente dalle piante che abbiamo scelto. Ad esempio, è inutile avere un’illuminazione da stadio se non si eroga CO2 e/o non si fertilizza correttamente. Ci sarà sempre un fattore limitante che impedirà il corretto assorbimento dei nutrienti, come ci ha spiegato tempo fa il dottor Liebig: La Legge di Liebig (o Legge del Minimo di Liebig).

Gli acquari Tanganica e Malawi

Dopo avervi detto dell’importanza delle piante in acquario vediamo due eccezioni a questa regola.

I laghi Tanganica e Malawi sono rispettivamente il secondo ed il terzo dei «grandi laghi Africani» dopo il lago Vittoria.

Nelle loro acque vivono numerose specie di Ciclidi che passano il tempo prevalentemente tra le rocce del fondo.

Allestire Acquario Tanganica

Immagine dall’articolo del forum di AF «Acquario per Ciclidi del Tanganica»

In assenza di piante, saranno le alghe che ci aiuteranno a mantenere stabile l’intero ecosistema; con il tempo colonizzeranno tutti gli arredi e daranno un grosso contributo all’assorbimento degli «inquinanti» (nitrati e fosfati). Inoltre renderanno l’allestimento più naturale.

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Acquario Malawi

Se da un lato non è necessaria una forte illuminazione, dall’altro dovrete considerare di acquistare un sistema di filtraggio potente, sovradimensionato rispetto alle esigenze dell’acquario.

Se siete interessati potete trovare molte informazioni su questo tipo di allestimento nell'articolo descritto sotto le foto precedenti.

E adesso lo riempiamo…

Ah, già! Nell’acquario serve anche l’acqua!

Sì, ma… quale acqua?

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Ops!

Vi siete chiesti se l’Acqua di rubinetto: va bene o no per l’acquario?

La risposta è… dipende! Ogni acqua pubblica è diversa dall’altra.

Fortunatamente basta recuperare le analisi del nostro gestore (che per legge dovrebbero essere pubblicate online o riportate sulla bolletta) per saperlo.

Esempio di analisi dell'acqua
Esempio di analisi dell’acqua

Una volta recuperate è sufficiente verificare alcuni parametri:

Calcio e magnesio: per determinare il GH come (Calcio/7,2) + (Magnesio/4,3).

Bicarbonati: per determinare il KH come bicarbonati/21,8.

Sodio: ne abbiamo già parlato per le rocce raccolte in riva al mare, ma perché è così importante? Il sodio oltre certe soglie rende difficile l’assorbimento dei nutrimenti a molte specie di piante (in particolare del potassio). Avere il sodio entro i 10 mg/litro ci permetterà di evitare questo inconveniente.

Se avete dei dubbi la sezione Chimica del forum di Acquariofilia Facile potrà aiutarvi sicuramente.

E se l’acqua del rubinetto non dovesse andare bene?

Molti vi consiglieranno l’acqua di osmosi (che si compra nei negozi di acquariofilia) con l’aggiunta di sali specifici.
Questa soluzione, oltre ad essere particolarmente costosa, ha lo svantaggio che molti dei sali in commercio contengono elevate quantità di sodio che, come abbiamo visto, non va molto d’accordo con le nostre piante.

La soluzione semplice ed economica che vi proponiamo è quella di utilizzare della normale acqua minerale naturale del supermercato.

Di acque minerali ce ne sono in commercio di tutti i tipi e quindi non sarà difficile trovare quella con i valori idonei alle vostre necessità. Non serve sia costosa, i pesci non badano a certe cose.

In ogni caso si può sempre miscelare l’acqua di rubinetto o quella minerale con l’acqua di osmosi, o semplicemente con l’acqua demineralizzata venduta al supermercato per i ferri da stiro (basta che non sia profumata). Se non ci credete leggete questo articolo di AFAcqua demineralizzata in acquario.
Sono praticamente identiche e non contengono sali; ci permettono quindi di abbassare i valori dell’acqua per portarli a quelli desiderati.

Attenzione: utilizzare unicamente l’acqua di osmosi o demineralizzata per riempire tutto l’acquario non va bene. Essendo prive di sali, queste acque non forniscono alle piante alcun nutriente ma possono creare anche problemi ai pesci.

Il negoziante mi ha detto che, se uso certi prodotti, posso inserire i pesci dopo pochi giorni.

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Ma mi faccia il piacere…

Questa è una delle affermazioni che si sentono più frequentemente; nello stesso tempo, è una delle più sbagliate.

Prima di inserire i pesci è assolutamente necessario attendere che il filtro maturi, e nessun prodotto attualmente in commercio può cambiare questa cosa.
Al massimo, l’inserimento dei cosiddetti attivatori batterici può anticipare la maturazione di qualche giorno ma al costo di diversi euro. Con alcuni prodotti c’è anche il rischio di rallentarla, in quanto introducono i batteri sbagliati.

Tra i prodotti venduti come miracolosi c’è anche il biocondizionatore. Questo promette di eliminare il cloro dall’acqua di rubinetto e rendere innocui i metalli pesanti in essa contenuti legandoli tra loro.
Tutto vero ma…

  • il cloro evapora da solo: basta lasciar decantare l’acqua per 24 ore prima di utilizzarla. Inoltre, essendo il cloro pericoloso per i pesci e non per le piante, durante la maturazione non dobbiamo assolutamente preoccuparci di eventuale cloro nell’acquario.
  • ad assorbire i metalli pesanti presenti nell’acqua ci pensano le piante, per le quali sono preziosi nutrienti.

Non è quindi necessario acquistare questi prodotti da inserire in acqua. I soldi che risparmiamo potremo spenderli in altro modo

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… più divertente!

L’acquario è avviato

La maturazione

Una volta arredato e riempito il vostro acquario non dovete fare più nulla: è il momento di aspettare che il filtro «maturi».

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Buon riposo…

E cosa aspettiamo? Che si avvii il famoso ciclo dell’azoto.

In ogni acquario ci sono deiezioni, cibo avanzato, foglie in decomposizione.
Esatto, si de-compongono, liberando le sostanze che componevano questo materiale organico, tra le quali l’azoto.
L’azoto, grazie ai batteri, si trasforma in ammoniaca (NH3) e/o ammonio (NH4+). La percentuale di ammoniaca è irrilevante se il pH è acido (inferiore a 7); aumenta se il pH è neutro o basico (7 o superiore).

L’ammonio/ammoniaca viene poi trasformato – dai batteri Nitrosomonas – in nitrito (NO2), molto tossico per i pesci: si lega all’emoglobina al posto dell’ossigeno impedendo all’animale di respirare.
A seconda delle varie specie, la quantità di nitrito tollerata varia; ma si parla sempre e comunque di valori molto bassi, sotto 1 mg/litro se non meno.

Fortunatamente ci sono altri batteri (Nitrospira e Nitrobacter) che trasformano il nitrito in nitrato (NO3), che non è tossico per i pesci, se non a livelli alti.

Perché si formino i batteri e abbia luogo questo ciclo, è necessario aspettare almeno un mese.

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Davvero?

Se qualcuno vi dicesse che basta molto meno… ignoratelo. Nel forum di AF abbiamo assistito alla morte per asfissia di troppi pesci inseriti troppo presto in un acquario non ancora maturo.

I primi batteri all’opera saranno i Nitrosomonas. Di conseguenza, dopo qualche giorno, assisteremo ad un sostanzioso aumento di nitriti: è quello che tra acquariofili si definisce «picco».

Successivamente si daranno da fare i Nitrobacter, i quali inizieranno a trasformare i nitriti in nitrati.
Assisteremo quindi ad un calo dei primi e ad un aumento dei secondi.
Ad un certo punto i nitriti non verranno più rilevati dai test: ogni pericoloso nitrito verrà immediatamente trasformato in innocuo nitrato.

Quando accadrà, il vostro filtro sarà «maturo».

Per maggiore sicurezza potremo buttare nell’acquario un pizzico di mangime per i pesci: se assisteremo ad un aumento di nitrati senza una comparsa dei nitriti, avremo raggiunto la «maturazione».

Esempio "semplificato" di ciclo dell'azotoEsempio “semplificato” di ciclo dell’azoto (clicca per ingrandire)

Per approfondire l’argomento vi invitiamo a leggere i dettagli sul Ciclo dell’azoto e filtro biologico in acquario, un articolo sempre scritto da Acquariofilia Facile.

I test

Tranquilli, non spaventatevi! Non vogliamo farvi comprare decine di test e passare il vostro poco tempo libero ad utilizzarli!

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Qualcuno però è necessario.

Durante la maturazione quelli utili sono i seguenti:

NO: ci permette di rilevare i nitriti presenti e quindi determinare l’avvenuto «picco».

NO: serve per determinare la quantità di nitrati presenti in vasca e quindi stabilire se il filtro ha cominciato a lavorare correttamente nella trasformazione dei nitriti.

Per questi due test esistono sia le striscette che i reagenti, anche se le prime sono veramente poco precise ed inaffidabili.

Ci sono molti utenti che hanno riposto in cantina tutte le loro provette e conducono l’acquario guardando unicamente pesci e piante. Il nostro obiettivo è la piena conoscenza del vostro acquario, ma almeno all’inizio i test ci aiutano a capire cosa succede e le variazioni di valori che possono risultare importanti.

E se avete qualche dubbio… tranquilli: vi aiutiamo noi!

Potete ovviamente consultare la sezione Chimica del forum di AF, nella quale troverete tutte le informazioni di cui avete bisogno.

Oltre ai test di cui sopra, è opportuno poter misurare i seguenti valori.

pH: misura la basicità o l’acidità dell’acqua e può variare da 0 a 14. Il valore 7 indica un’acqua neutra; valori inferiori definiscono l’acqua acida, quelli superiori basica. Per la misura del pH esistono i reagenti. Potete anche considerare l’acquisto di un pH-metro elettronico: costa come un test a reagente, ma se ben tenuto vi durerà molto più a lungo.

Tabella PH
Livelli di pH

KH: misura l’alcalinità dell’acqua. Serve come indice della durezza carbonatica ossia della quantità dei bicarbonati e carbonati disciolti in acqua. Il suo valore è molto importante: più è alto il KH, più sarà difficile far scendere il pH (CO2, pH e KH: spiegazione semplice dell’effetto-tampone). Per la misurazione del KH vi consigliamo di utilizzare i test a reagente.

GH: misura la durezza totale dell’acqua, data dalla somma di calcio e magnesio. Come per il KH, il consiglio è di utilizzare i reagenti.

PO4: indica la quantità di fosfati presenti in acqua. È importante per la fertilizzazione perché l’assenza di fosfati impedisce l’assorbimento di diversi nutrimenti da parte delle piante. Presto vi imbatterete in questa «regola»: i fosfati devono stare in un rapporto 1:10 con i nitrati (cioè se ho i nitrati a 10 mg/litro, allora dovrei avere i fosfati ad 1 mg/litro). È una regola generica e non valida per tutti gli acquari; e soprattutto non è un obiettivo da raggiungere ad ogni costo. Per la misura dei fosfati esistono solo i test a reagente.

Conducibilità: misura i sali disciolti in acqua ed è una valore che ci aiuta molto per la fertilizzazione (Utilizzo del conduttivimetro in acquario).

Per la sua misurazione può essere utilizzato un conduttivimetro elettronico, reperibile online tra i 10 ed i 15 euro.
Non è necessario comprare uno strumento di precisione: non ci interessa tanto il valore della conducibilità, quanto la sua variazione.

Per maggiori dettagli vi invitiamo a leggere questo articolo di AFTest per acquario.

Vorremmo sottolineare una cosa: i test sono utili, ma non dobbiamo essere schiavi dei valori perfetti. La differenza di un punto di GH o KH, ad esempio, non fa nessuna differenza: quelli che usiamo sono poco più che giocattoli, non strumenti di precisione.

 

Le alghe

Nel primissimo periodo di vita di un acquario le alghe sono inevitabili o quasi.

È importantissimo ricordare che nel canonico mese di maturazione, la flora batterica colonizza il filtro. Successivamente gli stessi batteri raggiungono tutto il resto dell’acquario e perché ciò avvenga sono necessari alcuni mesi.

In questo periodo, quando ancora la colonizzazione non è completa, è possibile che arrivino le temutissime alghe. Fondamentale è non farsi prendere dal panico.

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Non aspettate però di arrivare a questo punto

Alcune alghe, come le diatomee, andranno via da sole: sono ghiotte di silicati e, quando questi scarseggeranno, spariranno da sole.

Le alghe filamentoseOedogonium capillare, sono anch’esse presenti quasi sempre poco dopo l’allestimento. I loro nemici più importanti sono i batteri del ciclo dell’azoto e quando questi scarseggiano le filamentose se la spassano.

La faccenda si fa più complessa se parliamo di cianobatteri (che non sono alghe).

Per una serie di motivi, un acquario giovane può esserne invaso. La «terapia del buio» li sterminerà e, nel frattempo, la flora batterica sottrarrà loro spazio e nutrimento.

Favorendo la crescita delle piante si ostacolano le alghe, come spiegato in questo articolo sempre di AFPiante contro alghe – Esempi con la fisica. I batteri ostacolano le alghe ancor di più; ovviamente se in acquario è presente un carico organico adeguato.

Evitando di mettere l’acquario in una zona particolarmente esposta alla luce del sole ridurrà i problemi con le alghe. In linea generale, ricordate che nulla va sprecato. Se c’è del nutrimento in acqua, qualcuno se lo accaparrerà.

In base alle condizioni che creeremo, i fruitori potranno essere le piante, la flora batterica o le alghe. Troverete molte informazioni utili scritte da AF sulle alghe nell’articolo Alghe in acquario: rimedi contro le specie più comuni o chiedendo sul forum nella sezione dedicata ad Alghe e cianobatteri.

L’inserimento dei pesci

Eccoci giunti alla fase più divertente, e più pericolosa, dell’allestimento di un acquario.
Pericolosa perché effettivamente le prime tegole per l’entusiasmo spesso arrivano in questo momento. Anche alcuni degli autori di questo articolo, dopo aver allestito i primissimi acquari, hanno dovuto fare i conti con alcuni decessi nei primissimi giorni. In questo paragrafo cercheremo di capire come ridurre i rischi.

Innanzitutto, avendo già pianificato l’allestimento, andrete dal negoziante già con le idee chiare. È molto importante, perché chi sceglie i pesci solo al momento dell’acquisto va quasi sempre incontro a problemi. Sono migliaia gli acquariofili che cercano informazioni su un pesciolino dopo averlo acquistato, scoprendo che è inadatto al proprio acquario.

Secondariamente, è bene non inserire tutti i pesci in una volta sola ma iniziare dai più piccoli con un numero ristretto di esemplari. In questo modo abitueremo la flora batterica al nuovo carico organico (la cacca dei pesci) senza sovraccaricarla di lavoro. Aumentando improvvisamente il carico organico potremmo avere un aumento dei nitriti, con tutte le conseguenze negative.

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A distanza di qualche giorno/una settimana procedere man mano con l’inserimento dei pesci più grandi o aumentando il numero di quelli presenti.

Arrivati a casa coi nuovi inquilini, è giunto il momento dell’acclimatamento.

La cosa migliore sarebbe quella di utilizzare una «vasca di quarantena», ma non tutti ne hanno la possibilità, sia in termini economici che di spazio.

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No… un bicchiere non va bene come vasca di quarantena… Neanche come vasca per questi pesci rossi!

Per prima cosa quindi cercheremo di uniformare la temperatura e i parametri chimici dell’acqua.

È sufficiente inserire nell’acquario il sacchetto con i pesci per circa dieci minuti. Passato questo tempo lo apriremo e aggiungeremo ogni 3 o 4 minuti un bicchiere d’acqua dell’acquario. Ad un certo punto, quando l’acqua aggiunta sarà più di quella già presente nel sacchetto, preleveremo i pesci col retino (o con le mani) e li libereremo nella vasca. L’acqua rimasta nel sacchetto la butteremo via.

Evitando di mettere nel nostro acquario l’acqua del negoziante ridurremo il rischio di introdurre malattie. Inoltre, procedendo in questo modo, eviteremo di esporre i pesci a shock osmotici. A volte l’acqua del negoziante ha una conducibilità di circa 3000 µS/cm, ben più alta dei 300-600 che di solito si hanno in acquario!

Vi invitiamo comunque a leggere l’articolo Inserimento e quarantena dei nuovi pesci di AF e chiedere consigli nella sezione di Acquariologia generale sempre del loro forum.

La gestione

Prima o poi, dovremo fare qualche piccola operazione di manutenzione. Per alcuni è la parte più divertente dell’avere un acquario, per altri la più noiosa.

Cominciamo con l’argomento più discusso…

… il cambio d’acqua

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Premettiamo che, secondo noi, i cambi vanno fatti solo quando servono: non ci sono scadenze da rispettare o calendari a seguire.
Semplicemente, ogni tanto, controllerete alcuni parametri dell’acqua: se qualcosa è alterato si cambia, se invece è tutto stabile….non si fa nulla, anche se non cambiate l’acqua da tre mesi!

A questo proposito potete leggere questo articolo: Cambio d’acqua: necessario o superfluo?

I parametri da monitorare con maggior attenzione sono i nitrati e la conducibilità. Quest’ultima è molto utile negli acquari piantumati, nei quali è possibile che un aumento dei nitrati non si verifichi mai. Un acquariofilo inesperto sarebbe portato a credere che l’acqua sia ancora stabile, ma non è detto che sia così. Molto probabilmente si sono accumulate altre sostanze, come i solfati o i fosfati, che non misura quasi nessuno. Con un conduttivimetro potrete rilevare un eventuale aumento di tutte le sostanze disciolte in acqua, anche quelle che i comuni test non rilevano.

La quantità d’acqua da cambiare varia da acquario ad acquario. Dovrete calcolarla in modo da riportare i parametri alterati ai valori di partenza. Se, ad esempio, i nitrati sono a 50 mg/l e voi volete arrivare a 25 mg/l, dovrete cambiare il 50% dell’acqua, se quella che inserite ha i nitrati a 0.

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Nel reimmettere l’acqua è bene stare attenti a non sollevare il fondo, ad esempio «rompendo» il getto d’acqua con la mano, oppure versandola lentamente all’interno di un recipiente.

Cercate sempre di portare la nuova acqua ad una temperatura simile a quella dell’acquario e di introdurla lentamente in modo da non variare repentinamente le condizioni che potrebbero portare a dello stress per i pesci.
Per riscaldare l’acqua è sufficiente utilizzare un piccolo riscaldatore da inserire nella tanica del cambio, o posizionarla davanti ai caloriferi durante l’inverno.

Un altro argomento controverso è…

… la sifonatura del fondo

Le sostanze in decomposizione – come le foglie morte delle piante – si accumulano sul fondo rendendolo «sporco».

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Ecco perché la maggior parte degli acquariofili ritiene la sifonatura del fondo fondamentale, al pari dei cambi d’acqua.

Eppure quella melma che vorremmo eliminare penetra nel substrato fornendo preziosi nutrienti alle radici. Nutrienti che dovremmo aggiungere artificialmente in un acquario piantumato.

Consideriamo però un caso limite:

  • fauna composta da carassi, o altri pesci che producono un alto carico organico;
  • poche piante in cattive condizioni;
  • cambi d’acqua programmati («Il negoziante mi ha detto che ogni 15 giorni devo fare un cambio…»).

I nitrati saranno più o meno sotto controllo, ma le deiezioni dei pesci restano sul fondo a formare un buon substrato per la proliferazione batterica che può addirittura diventare pericolosa.

Anche in questo caso, non si può generalizzare: bisogna valutare ogni situazione nella sua complessità. In un acquario equilibrato la sifonatura non è necessaria perché lo scarto dei pesci è una ricchezza per le piante, e viceversa. In questo articolo di AF potete trovare una descrizione semplice di quello che intendiamo: Gestione acquario – Esempi con la Fisica.

Esistono in commercio dei sifoni elettrici che permettono di non togliere l’acqua durante questa operazione: l’acqua viene aspirata, passa per una retina che trattiene i detriti e reimmessa in acquario.

Sifone fondo per acquari
Campana aspirarifiuti

Come alternativa ci sono le classiche campane aspirarifiuti che potete trovare a pochi euro, come quella mostrata in figura.
In questo caso alla sifonatura del fondo si aggiunge il cambio d’acqua dato che questa viene tolta e non reimmessa quindi tenetelo in considerazione se le usate.

In qualsiasi caso queste campane possono essere utilizzati per i rabbocchi dell’acqua evaporata.

Un discorso a parte, che in genere trova tutti più o meno d’accordo, va invece fatto per…

… il filtro

Come abbiamo visto, il filtro si compone di diversi materiali, che svolgono funzioni differenti e che necessitano di una manutenzione diversificata.

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  • Lana di perlon per la filtrazione meccanica: essendo il primo strato incontrato dal flusso dell’acqua ha anche il compito di trattenere i detriti più grossolani che girano per la vasca. Quando è talmente sporca che da impedire il passaggio dell’acqua può essere sciacquata in una bacinella con un po’ d’acqua dell’acquario, oppure sostituita.
  • Spugne per la filtrazione meccanica/biologica: se posizionate dopo la lana di perlon tendono a sporcarsi meno. Anche in questo caso, quando notiamo una notevole riduzione della portata possiamo toglierle e sciacquarle in una bacinella con un po’ d’acqua dell’acquario. Nel caso ci siano più spugne, si consiglia di sciacquarle una alla volta in modo da non eliminare completamente i batteri presenti.
  • Cannolicchi per la filtrazione biologica: sono la casa dei batteri che permettono il ciclo dell’azoto. Non vanno mai toccati né puliti; se lo facessimo, elimineremmo gran parte dei batteri presenti rischiando un nuovo picco dei nitriti. Abbiamo infatti imparato che non tutti i batteri sono cattivi…
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E’ vero non lo siamo…

Le malattie di pesci

Ovviamente ci auguriamo che i vostri pesci rimangano sempre in salute ma, come tutti gli animali, anche loro possono ammalarsi.

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Forse questo pesce ha qualcosa che non va… (poverino)

L’argomento è molto vasto e non possiamo trattarlo in modo esaustivo in questo poco spazio. Sappiate comunque che, sul forum di AF, ci sono esperti in grado di aiutarvi in caso di eventuali malattie dei pesci.

Quello che ci interessa è capire perché i pesci possano ammalarsi.

Talvolta capita di acquistare pesci già malati, o talmente debilitati che si ammalano e muoiono dopo l’inserimento in acquario. Ma questo avviene dopo pochi giorni o settimane; se passa più tempo la causa è da ricercare altrove. E molte volte la causa per cui si sono ammalati dipende dalla nostra gestione.

Se si pensa a curare la malattia senza preoccuparsi del motivo per cui il pesce si è ammalato, probabilmente si ammalerà di nuovo.

La prevenzione è la cura migliore: la maggior parte delle malattie si può curare osservando i pesci, interpretandone i comportamenti e facendoli vivere nelle condizioni simili a quelle del loro habitat. Se li teniamo in condizioni inadatte non facciamo altro che aumentare il loro stress; questo porta all’abbassamento delle difese immunitarie e ad un rischio maggiore di malattie.

Sovrappopolazione dell’acquario, valori chimici dell’acqua inadeguati, assenza di rifugi, alimentazione errata ed elevato carico organico sono le cause più comuni di stress per i pesci.

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Uno dei principali motivi di malessere e malattie...

In queste condizioni i pesci sono più soggetti a malattie.
Vediamo le principali:

Batteriosi (Chondrococcus): di solito si manifesta sotto forma di macchie bianche accompagnate da una corrosione delle pinne. È un batterio normalmente presente negli acquari ma innocuo per pesci sani, con buone difese immunitarie. Essendo un’infezione a decorso molto rapido, può portare alla morte in poche ore.

Feci filamentose: sono il sintomo di un’infezione intestinale solitamente associata ad un’alimentazione non adeguata.

Occhi bianchi, opachi e/o sporgenti: sono sintomi di una infezione causata da acqua troppo tenera per la specie.

Malattia dei puntini bianchi (Ichthyophthirius multifiliis): è forse una delle malattie più diffuse ed è causata da un minuscolo parassita che utilizza i tessuti degli animali acquatici per crescere e nutrirsi. Gli animali infestati mostrano la comparsa di puntini bianchi sul corpo.

Se sospettate che il vostro pesce sia malato non fatevi prendere dal panico ma cercate di intervenire quanto prima.

Se potete, togliete subito i pesci malati dall’acquario; a tale scopo va benissimo una qualsiasi vaschetta in plastica anche di pochi litri.

In questo modo non solo si evita la contaminazione degli altri pesci, ma anche la somministrazione di medicinali in acquario. Si tratta di sostanze che poi dovremo eliminare con l’utilizzo dei carboni attivi e con cambi d’acqua.

E adesso… buon divertimento!

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Se siete arrivati fino a questo punto, il vostro primo acquario è ormai avviato. Non vi resta che rilassarvi e godervi i risultati che avete ottenuto. Permetteteci di ricordarvi che deve essere una passione, non un lavoro.

Questo è il nostro spirito e del forum Acquariofilia Facile, che ha scritto e creato questo articolo, al quale vi invitiamo a registrarvi gratuitamente.

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